03 maggio 2011


Alfine sei giunta mia sposa
cogli occhi caldi

e il bagaglio leggero

a scaldarmi gli occhi

e liberarmi le spalle

alfine sei giunta mia sposa.

01 marzo 2011

Dormono i miei vecchi amori
e mentre dormono sono ancora i miei amori
perché a ciascuno ho scritto almeno una ninnananna.

10 febbraio 2011

Bene.


Bene, di Francesco De Gregori.

Il dipinto a corredo è di Duy Huynh.

Di mio stavolta solo una grande, sconfinata partecipazione.

Credete sia poco? Guardatevi intorno?

Chi partecipa ancora e di cosa?


Bene,

se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi,

ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,

ormai non ci sto più.

Ho preso qualche treno, qualche nave,

qualche sogno qualche tempo fa.

Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza

e ti chiamavo mia.

Ben oltre la coperta ad uncinetto,

c'era il soffio della tua pazzia.

E allora la tua faccia vietnamita,

ricordava tutto quel che ho.

E adesso puoi richiuderti nel bagno

a commentare le mie poesie.

Però, stai attenta a tendermi la mano,

perché il braccio non lo voglio più.

Mia madre è sempre lì,

che si nasconde dietro ai muri e non si trova mai. E i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca, tutto quel che hai.

E puoi chiamarmi ancora, amore mio.

E qualche volta aspettami sul ponte,

i miei amici sono tutti là.

Con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari

hanno scelto la semplicità.

Se Luigi si sporge verso l'acqua

sono solo fatti suoi.

E ancora mille volte e mille anni, ci scommetto,

mi ringrazierai per quel sorriso ladro

e per i giochi i mille giochi che sapevi già.

E ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata,

che ti piaci come sei.

Però non mi confondere con niente e con nessuno

e vedrai niente e nessuno ti confonderà.

Nemmeno l'innocenza nei miei occhi,

ce ne è già meno di ieri, ma che male c'è.

Le navi di Pierino erano carta di giornale

eppure guarda, sono andate via.

Magari dove tu volevi andare

ed io non ti ho portato mai.

Ma puoi chiamarmi ancora, amore mio.

01 gennaio 2011

Errata corrige sulla letterina a Babbo Natale


Caro Babbo Natale,
devi avermi frainteso. Non ho bisogno di una donna accanto. Ho bisogno di una donna dentro.

19 agosto 2010


Egisto aveva fatto l’attore per qualche piccolo teatro di provincia. Diceva spesso: “quando me ne andrò non voglio lacrime, come quando chiude il sipario vorrei solo un lungo applauso”. Tommaso gli era stato amico di un’amicizia cieca e quando davvero per Egisto scese il sipario Tommaso portò gli amici al bar e offrì da bere a tutti. Solo che per gli altri la cosa finì lì e il ricordo di Egisto passò in fretta come passa l’autunno per la gente di mare. Tommaso invece aveva continuato a frequentare il bar e a chiacchierare al tavolo con l’amico, come lo avesse ancora davanti. E a mezzanotte andava via lasciando dall’altro capo del tavolo un bicchiere rosso di vino.

08 aprile 2010


Il Pozzo delle Carmele era un posto assai strano: un pozzo di pietra quasi completamente prosciugato, strangolato da un grosso cespuglio di rovi, ai bordi del bosco. Dalla sua corona
di rovi nascevano foglie morte. Doveva l'appellativo a due cugine, entrambe di nome Carmela che si erano a lungo contese un ricco e vecchio possidente del paese. Alla fine l'anziano aveva preferito non fare un torto a nessuna delle due e vivere sotto lo stesso tetto con entrambe. Per ringraziarlo le due iene gli dettarono il testamento e si spartirono fino all'ultimo brandello dell'uomo in una lunga e logorante lotta intestina. Quando il vecchio morì avevano già dilapidato tutto il suo patrimonio. Di lì a poco iniziarono a morire di malinconia, perchè le cugine senza accorgersene di quell'uomo mite e silenzioso s'erano innamorate. Diventarono due scheletri e un bel giorno di marzo si recarono al pozzo e, mano nella mano, si buttarono giù. Chi fu testimone della vicenda raccontò che il pozzo le inghiottì senza fare rumore. Fu così che la gente del paese prese l'abitudine di chiedere del proprio amore alla gola del pozzo. Il gioco era questo: occorreva lanciare un sasso e attendere il tonfo nell'acqua. Se il tonfo non si sentiva, la persona amata non amava più.

14 marzo 2010


Una strada conduce al cuore, le altre due al macello. Un’insegna indica il giusto, due l’opinione comune. Dove andiamo stasera?
- Lo vedi quel bar? Spacciano.
- E dov’è la novità!
- Ecco, la novità è questa: non se ne meraviglia nessuno.
- Ti amo.
- Ho paura.
- Forse è la stessa cosa.
- Non parliamo mai.
- Per dirci cosa? Tienimi la mano. Ascolta.
- Stasera è freddo. O sono un po’ più debole nel guscio. A volte, sai, lo sento scricchiolare.
- Non è il freddo. Sei tu che ti scaldi per niente.
- Sei uno stronzo. Prendiamo un whiskey, dai.
- Ecco, vedi, sta per finire…