
Orazio abitava all'ultimo piano di una palazzina malandata di via dell'Unità. Era un ex marinaio, un ex contrabbandiere, un ex marito, un ex ferroviere e chissà quant'altro. Noi lo stimavamo perché avevamo intuito che per capire la vita e le cose della vita bisognava separarsene. Era vecchio 7 amori - Orazio - e 5 denti e 11 promesse tradite e 3 appuntamenti con la morte mancati...e un numero imprecisato di rancori, ma era vecchio, troppo vecchio per ricordarsene. Abitava all'ultimo piano coi suoi anni e il suo passato da raccontare. Eppure non usciva mai da casa, mai che avesse voglia di vedere qualcosa che non fosse il suo televisore. La televisione gli teneva compagnia fino a notte fonda. E le finestre della sua stanza rimandavano nei vicoli quel bagliore e, sole, tenevano in vita il quartiere, appena puntellato dai suoi lampioni ubriachi. E ubriachi e stanchi e malconci tornavamo a casa noi, alla sera. Solo i più fortunati con una storia da raccontare l'indomani. E Orazio era il nostro faro. Se tornavi a casa tardi e solo come un pirla e lì in alto c'era ancora la luce accesa...beh..non era poi così tardi e forse non eri poi così solo (per il pirla non c’era scampo). Per alcuni di noi, cresciuti senza genitori o con genitori troppo occupati, era una specie di padre. Perché questo dovrebbe fare un padre in fondo: esserci...ed indicare la strada.
5 commenti:
eppur si muove :-P
bravo continua così :-)
Nelle tue piccole storie c'è sempre qualcosa da imparare.. molto bella questa..
Grazie mia cara, anche se insegnare qualcosa è l'ultima cosa che vorrei...
E scrivi, che caz!
Ps: bello il Van Gogh
MrKite
:)
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